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Aggiornamento: Le decisioni della Commissione, con particolare riferimento alle decisioni di accertamento, e la relativa politica sanzionatoria

Dizionario sistematico del diritto della concorrenzaLa Corte di giustizia ha recentemente confermato che, in materia di concorrenza, la Commissione dispone di un margine di discrezionalità per quanto riguarda la scelta se imporre un’ammenda ad un’impresa che ha commesso un’infrazione antitrust. Eventuali limiti a tale discrezionalità sono disciplinati esclusivamente dal diritto dell’Unione, poiché l’art. 23, paragrafo 2, del regolamento 1/2003 non contiene alcun riferimento ai diritti nazionali.

Tuttavia, quando la Commissione decide, in via eccezionale, non infliggere un’ammenda ad un’impresa che ha violato le regole di concorrenza, tale decisione dovrebbe essere basata su ragioni obiettive che possono giustificare una tale deroga ai principi enunciati nel l’art. 101 TFUE. Può costituire una ragione obiettiva la circostanza che la Commissione non sia stata in grado di dimostrare che la controllante esercita un’influenza determinante sulla sua controllata; anche se la prova è decisamente più agevole se la società madre detiene l’intero capitale sociale della sua controllata, come affermato da costante giurisprudenza.

è Sentenza della Corte 18 luglio 2013, Causa C-499-11 P, Dow Chemical e.a. / Commissione.

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La Corte di giustizia ha precisato che il fatto che un’impresa abbia qualificato in modo giuridicamente erroneo il proprio comportamento non può avere come conseguenza quella di esonerarla da un’ammenda, salvo in casi eccezionali (qualora, per esempio, si applichi un principio generale del diritto dell’Unione, come il principio della tutela del legittimo affidamento). Tuttavia, non è possibile invocare il principio della tutela del legittimo affidamento in mancanza di precise assicurazioni fornite dall’amministrazione competente. Ne consegue che un parere giuridico di un avvocato non può fondare − in capo ad un’impresa − un legittimo affidamento quanto al fatto che il suo comportamento non violi il diritto della concorrenza dell’Unione o non darà luogo ad una sanzione.

Analogamente, poiché le Autorità nazionali di concorrenza non sono competenti a prendere una decisione che conclude per l’assenza di una violazione del diritto dell’Unione, esse non possono far sorgere in capo alle imprese un legittimo affidamento quanto al fatto che il loro comportamento sia compatibile con le norme antitrust.

è Sentenza della Corte 18 giugno 2013, causa C-681/11, Schenker & Co.

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Nel caso Versalis la Corte di giustizia ha annullato – per difetto di motivazione – una decisione della Commissione in cui veniva applicata la maggiorazione per la recidiva poiché la decisione non permetteva di capire a quale titolo e in quale misura l’impresa, che non era tra i destinatari delle decisioni precedenti, era stata coinvolta nelle precedenti infrazioni. La Corte ha precisato che quando la Commissione, nel calcolare l’ammenda, applica un coefficiente moltiplicatore per tenere conto della recidiva, essa è tenuta a fornire una descrizione tale da consentire ai giudici dell’Unione e alla società stessa di comprendere a quale titolo e in quale misura era stata coinvolta nell’illecito precedente.

La Corte ha inoltre specificato che la gravità di un’infrazione deve essere stabilita sulla base di una serie di elementi, senza che vi sia un elenco esaustivo  da prendere in considerazione. Per quanto riguarda l’impatto concreto di un’infrazione sul mercato, questo non costituisce un criterio decisivo per determinare il livello delle ammende.

è Sentenza della Corte 13 giugno 2013, Causa C-511/11 P, Versalis c. Commissione

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Nella sentenza resa nel caso Ziegler, la Corte ha chiarito che una capacità contributiva ridotta ai sensi del punto 35 degli Orientamenti sul calcolo delle ammende non può, di per sé ed in ogni caso, essere considerata sufficiente ai fini dell’applicazione eventuale del punto 37 di tali linee direttrici, il quale prevede la possibilità per la Commissione di discostarsi  dalla metodologia generale per la fissazione delle ammende per tenere in considerazione le specificità di un determinato caso o la necessità di raggiungere un livello dissuasivo dell’ammenda.

La Corte ha ritenuto che il Tribunale non ha violato il principio di parità di trattamento tra la Ziegler e l’altra impresa in questione comparando le loro situazioni, in considerazione del valore relativo dell’ammenda prevista per ciascuna di esse alla luce dei loro rispettivi fatturati. Correttamente, quindi, il Tribunale ha dedotto, con riguardo alla considerevole differenza rilevata fra tali valori relativi, che non si era verificata una violazione del principio di parità di trattamento.

è Sentenza 11 luglio 2013, causa C-439/11 P, Ziegler c. Commissione (cfr. in particolare i punti 171 e ss.).

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In una recente sentenza, Il Tribunale ha chiarito che – sulla base del tenore letterale e dell’economia complessiva degli Orientamenti sul calcolo delle ammende – risulta che, ai fini della determinazione dell’importo dell’ammenda, la Commissione è tenuta ad utilizzare sia fattori il cui tasso è identico per tutti i partecipanti, in modo da riflettere il fatto che tali imprese hanno partecipato alle medesime pratiche illecite e rispettando così il principio di parità di trattamento, sia fattori il cui coefficiente viene adeguato in funzione della specifica situazione di ciascun partecipante, onde conformarsi al principio della personalità delle pene e delle sanzioni. Pertanto, per rispettare il principio di personalità delle sanzioni, è sufficiente che l’importo definitivo dell’ammenda rispecchi le differenze tra le situazioni dei diversi partecipanti, senza che sia necessario che la Commissione applichi per ciascuna operazione intermedia del calcolo dell’ammenda un trattamento differenziato dei partecipanti.

Inoltre, il Tribunale ha precisato che l’efficacia deterrente dell’ammenda non è intesa solo a dissuadere l’impresa in questione dal commettere un’infrazione dello stesso tipo (prevenzione speciale). La Commissione può inasprire l’entità delle ammende onde rafforzarne l’effetto dissuasivo in generale qualora pratiche di una determinata categoria siano ancora relativamente frequenti o debbano essere considerati gravi (prevenzione generale). Pertanto, non è possibile per un’impresa invocare la circostanza che essa non è più presente sul mercato in cui l’infrazione è avvenuta e che il suo codice di condotta prevede il rispetto delle regole di concorrenza. Tali elementi, infatti, potrebbero solo ridurre le probabilità che la ricorrente commetta un’infrazione dello stesso tipo, ma non sono pertinenti dal punto di vista della prevenzione generale, che può essere presa in considerazione dalla Commissione nel fissare l’importo delle ammende a titolo di finalità deterrente.

Nella stessa sentenza, il Tribunale ha sancito che la Commissione ha violato il principio di parità di trattamento nel calcolo della durata della partecipazione dell’impresa all’infrazione ed ha adeguato il coefficiente moltiplicatore applicato a titolo della durata dell’infrazione, per meglio rispecchiare la reale durata della partecipazione della ricorrente. In primo luogo, il Tribunale ha rilevato che la Commissione ha posto a carico dell’impresa un numero considerevole di giorni per i quali non è stata dimostrata la sua partecipazione all’infrazione. In secondo luogo, il Tribunale ha esaminato la situazione di altre imprese sanzionate, riscontrando che la Commissione, nel determinare la durata della partecipazione di Total all’infrazione, ha equiparato una partecipazione di 7 mesi e 28 giorni ad una partecipazione di un anno completo; mentre nel caso di ExxonMobil e di Sasol, rispettivamente 11 mesi e 20 giorni e 11 mesi e 27 giorni sono stati parimenti considerati come un anno completo. Conseguentemente, il tribunale ha ritenuto che la Commissione abbia trattato situazioni diverse in modo identico, senza giustificazioni oggettive.

è  Sentenza del Tribunale 13 settembre 2013, causa T-566-08, Total Raffinage Marketing c. Commissione

© Copyright 2014 – Da citarsi come: E. Botti – A. Zanazzo, Aggiornamento alla voce Le decisioni della Commissione con particolare riferimento alle decisioni di accertamento, e la relativa politica sanzionatoria, in L.F. Pace (a cura di), Dizionario sistematico della concorrenza, Jovene, 2013, disponibile al sito www.competition-law.eu.

Autori: Elisabetta Botti Annagiulia Zanazzo

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