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Aggiornamento: Il rapporto tra il giudizio civile e gli atti dell’AGCM e della Commissione

Dizionario sistematico del diritto della concorrenzaLe più recenti pronunce del Consiglio di Stato e della Corte di Cassazione ribadiscono i limiti cui è soggetto il sindacato del giudice amministrativo nello scrutinio delle valutazioni dell’AGCM. In particolare, secondo Cons. St., sez. III, 28 marzo 2013, n. 1837, inedita, e Cons. St., sez. III, 2 aprile 2013, n. 1856, in Foro amm. CDS, 2013, 4, 899, il modello economico applicato dall’AGCM per la valutazione del mercato di riferimento, delineato dall’Autorità nell’esercizio della propria discrezionalità tecnica, è censurabile per eccesso di potere, avuto riguardo alla coerenza di tale modello con le finalità regolatorie sottese alla disciplina di settore.

La più recente Cass., sez. un., 20 gennaio 2014, n. 1013, in Giust. civ. Mass., 2014,  ha confermato che il giudice amministrativo può valutare anche questioni strettamente tecniche; tuttavia, qualora queste ultime presentino “un oggettivo margine di opinabilità − come nel caso della definizione di mercato rilevante nell’accertamento di intese restrittive della concorrenza − detto sindacato, oltre che in un controllo di ragionevolezza, logicità e coerenza della motivazione del provvedimento impugnato, è limitato alla verifica che quel medesimo provvedimento non abbia esorbitato dai margini di opinabilità sopra richiamati, non potendo il giudice sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’Autorità Garante ove questa si sia mantenuta entro i suddetti margini”.

In riferimento ai contenziosi tra compagnie assicurative e clienti per il risarcimento dei danni connessi agli incrementi dei premi delle polizze per le RC auto, Cass., sez. I, 22 maggio 2013, n. 1255, in Giust. Civ. Mass., 2013, ha confermato il principio di diritto già espresso da Cass., sez. III, 20 giugno 2011, n. 13486 (richiamata nella voce alla nota 11) secondo cui la compagnia chiamata al risarcimento dei danni ai sensi dell’art. 33 della l. n. 287/1990, è ammessa a fornire la prova contraria atta a dimostrare l’interruzione del nesso causale fra l’illecito concorrenziale e il danno, a condizione che non vengano rimessi in discussione gli accertamenti già compiuti nell’ambito del procedimento amministrativo avanti all’Autorità; la compagnia assicuratrice, pertanto, non potrà articolare la prova su circostanze generiche (quali ad esempio quelle relative all’andamento del mercato assicurativo), ma solo su quelle riferite alla propria specifica condotta nell’applicazione dell’aumento del premio.

© Copyright 2014 – Da citarsi come: A. Trotta, Aggiornamento alla voce Il rapporto tra il giudizio civile e gli atti dell’AGCM e della Commissione, in L.F. Pace (a cura di), Dizionario sistematico della concorrenza, Jovene, 2013, disponibile al sito www.competition-law.eu.

Autore: Andrea Trotta

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